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Messaggio per la 51ma Giornata Mondiale della lebbra

Messaggio per la 51ma GIORNATA MONDIALE della LEBBRA
Vaticano, 25 gennaio 2004

In occasione della celebrazione della "51.ma Giornata Mondiale della Lebbra", domenica 25 gennaio 2004, mi è gradito indirizzare questo Messaggio ai Vescovi Incaricati delle Conferenze Episcopali per la Pastorale della Salute, e a quanti sono impegnati nella lotta contro la Lebbra.

I. Realtà del morbo nel mondo

1. La situazione della pandemia nel mondo è quella fornita dalla O.M.S. con dati pubblicati ad inizio 2003 rilevati dall'anno appena concluso, che presenta 620.000 nuovi casi denunciati, così ripartiti: Africa 48.248; Americas 39.939; East Mediterranean 4.665; South East Asia 520.632, (dei quali ben il 78% in India); Western Pacific 7.154; Europe 34.

Allo stesso tempo indica l'esistenza di 2 - 3 milioni circa di Persone che in conseguenza del morbo di Hansen portano menomazioni nel proprio corpo, ritenuti oggi "diversamente abili" e immessi nei programmi di riabilitazione.

II. AZIONE della CHIESA

2. La Chiesa Cattolica che in questo campo ha come norma e guida l'azione di Nostro Signore davanti ai Lebbrosi, si sforza per guarire questi malati e far cadere le barriere psicologiche e sociali che si formano davanti a loro.

a. Cristo Nostro Signore, ha avuto una speciale attenzione per i malati di lebbra del suo tempo. Rileggiamo per la sua vivacità quanto ci attesta l'evangelista S. Marco: "Allora venne a lui un lebbroso: lo supplicava in ginocchio e gli diceva: «Se vuoi, puoi guarirmi!». Mosso a compassione, stese la mano, lo toccò e gli disse: «Lo voglio, guarisci!». Subito la lebbra scomparve ed egli guarì. E, ammonendolo severamente, lo rimandò e gli disse: «Guarda di non dir niente a nessuno, ma và, presentati al sacerdote, e offri per la tua purificazione quello che Mosé ha ordinato, a testimonianza per loro»." (1, 40-44, vd. anche Mt 8, 1-4; Lc 5, 12-16 e 17, 11-19)

b. Storia della Chiesa - Nella storia della Chiesa diventano classici il bacio di S. Francesco al lebbroso, e i lavori eroici di tanti religiosi, religiose, sacerdoti e laici che s'impegnano da sempre nell'attendere a questi nostri fratelli ammalati. Facciamo accenno al Beato Damiano de Veuster detto lo "Apostolo di Molokai", e alla recente visita di Giovanni Paolo II al Lebbrosario di San Lazzaro a Cuba dove ha abbracciato e benedetto ciascuno dei Lebbrosi presenti. Tra i laici ricordiamo l'opera di Raoul Follereau che proprio 40 anni fa, il 1° settembre 1964 lanciò l'iniziativa "Un giorno di guerra per la Pace" che scosse le coscienze e richiamò l'attenzione delle Nazioni Unite sulla grave situazione dei malati di lebbra.

La Chiesa Cattolica proclama queste Persone "immagine di Dio", da Lui amate e redente con il sangue del Suo Figlio Gesù Cristo, ed esprime con le parole del Santo Padre Giovanni Paolo II tutto il suo rispetto e stima per ogni essere umano che porta il tormento delle indelebili ferite: "Il Cristo che adoriamo ha subito lui stesso una prova, quella della Croce, una prova che l'ha sfigurato, e tutto questo senza che lui ne avesse colpa. Si è rimesso a Dio, suo Padre. Si è rivolto a Lui per chiedergli di risparmiarlo, ma ha accettato, ha sofferto. E la sua sofferenza è diventata per innumerevoli uomini, per voi, per me, causa di salvezza, di perdono, di grazia, di vita. E' un grande mistero questa solidarietà nella miseria." (Visita al lebbrosario di Adzopè, 12 maggio 1980).c. Attualità - La Chiesa, dunque, da sempre ha aperto le sue braccia materne a questi figli doppiamente colpiti dalla malattia fisica e dai pregiudizi sociali che conducevano ad una umiliante emarginazione, così come Giovanni Paolo II denunciava a Manila nel 1981 (Radio Veritas, 21 febbraio 1981). Essa è presente tra loro e accoglie una parte di essi nei suoi "Centri", che a fine 2002 erano ancora 740 così ripartiti: Africa 354; America 66; Asia 315; Europa 4; Oceania 1.

III. SUPPORTO all'AZIONE della O.M.S.

3. L'OMS da qualche anno sta attuando il "The Final Push Strategy to Eliminate Leprosy as a Public Health Problem". Soddisfacenti successi ottenuti in questi ultimi tempi nella cura del morbo di Hansen hanno generato la speranza di una soluzione finale nel prossimo quinquennio, e allo stesso tempo hanno determinato le istituzioni della Sanità, Mondiali e Nazionali, a varare un nuovo approccio alla manifestazione della pandemia, sviluppando una politica finalizzata ad abbattere le ancestrali paure e liberare dalla demonizzazione quanti ancora ne sono affetti.Il "Piano OMS" espone in modo chiaro che questa malattia oggi, se affrontata all'inizio della sua manifestazione, può essere messa sotto controllo e debellata con una robusta terapia di sei mesi, con previsione che presto i tempi saranno ancora più brevi. Ricerca scientifica, cure farmacologiche, miglioramento delle condizioni igieniche e medicina di comunità, congiunte, potranno finalmente favorire lo sradicamento di questa malattia che accompagna da molti anni la storia dell'umanità. E' una lodevole azione che può essere certamente sottoscrittaLa tabella che ufficialmente conteggia quanti portano nel proprio corpo i segni consequenziali della malattia, giustamente evita di considerarli ancora "malati di lebbra", poiché il micidiale batterio in essi è stato definitivamente vinto. Per le Autorità Ufficiali Mondiali della Sanità questi sono da considerarsi "persone diversamente abili", da inserire in programmi dedicati a questo sensibile settore della Sanità che ogni Comunità Nazionale ha in atto. Obiettivo ottimo al quale si può bene auspicare che raggiunga pienamente il traguardo prefissato. Così al centro della Sanità Mondiale. Ma alla periferia, nei singoli Paesi colpiti dalla pandemia come viene vissuto?4. Un rapporto lucido e sincero della stessa OMS mette in evidenza alcune difficoltà per un rapido successo entro i limiti indicati. Particolarmente in 6 Paesi il principale ostacolo è la copertura geografica dell'unità di base di sanità per il trattamento con la "polychimioterapie". E in almeno altri 4 Paesi sono le guerre civili in atto che danneggiano seriamente le infrastrutture sanitarie.Di grande speranza questo piano dell'OMS. Questo però esige che nelle singole comunità locali ci sia una grande apertura e intelligenza di apprendere e comprendere, e di formare Operatori della Sanità alla nuova situazione che sappiano amministrare le ultime terapie efficaci, e allo stesso tempo aiutino a maturare gli atteggiamenti di accoglienza verso chi ancora oggi ne viene colpito.

5. E' guardando a queste esigenze concrete e pratiche che la "51.ma Giornata Mondiale della lebbra" interpella ogni Comunità Ecclesiale della Chiesa Cattolica nel mondo. Essa si pone come forte e rinnovata sfida per quanti, dedicati alla cura del corpo malato lo compiano come un servizio al Cristo sofferente, rendendosi così testimoni operosi dell'amore misericordioso di Dio che continua attraverso i vari ministeri della Chiesa, e le diverse professioni dedicate all'ambito della sanità, ad occuparsi dei bisogni di tutti i Suoi figli.

E' l'occasione di Dio per la promozione e l'incremento di quella "partecipazione cristiana dei beni", della quale si fa vanto la prima Comunità Apostolica di Gerusalemme, e che in questi duemila anni è sempre stato il modello base della Carità nella Chiesa di Nostro Signore Gesù Cristo. Questa partecipazione instaura una vera e profonda comunione con quelle Comunità Ecclesiali esistenti negli avamposti dei Paesi dove il tasso di povertà è più alto, e porta vitale sostegno ai "Centri di Accoglienza" dedicati ai fratelli invalidi per il morbo di Hansen, ed è la testimonianza più autentica di fraterna solidarietà e di aiuto alla soluzione finale della pandemia.E' una risposta concreta all'appello che il S. Padre Giovanni Paolo Il ha più volte lanciato nel corso delle Visite Pastorali alle Chiese. Un appello che particolarmente deve stare a cuore dei Pastori della Chiesa, indirizzando le loro Comunità Ecclesiali a compiere scelte coerenti per creare una rete di fraternità evangelica promossa mettendo sistematicamente a disposizione dei meno favoriti parte delle proprie risorse.

IV. CONCLUSIONI PRATICHE

6. Dal Magistero del S. Padre una saggia indicazione che illumina la concreta azione da porre: "Da parte mia continuerò a proclamare davanti al mondo la necessità di una consapevolezza ancora maggiore del fatto che, attraverso un aiuto programmato, questa malattia potrà effettivamente essere vinta." (Manila, Radio Veritas, 21 febbraio 1981).Ai Vescovi Incaricati nelle singole Conferenze Episcopali Nazionali del settore della "Pastorale della Salute", indico nelle parole del S. Padre il nostro preciso dovere di assumere gli impegni che emanano dal nostro specifico ministero nell'ambito dottrinale, nell'ambito pastorale e nell'ambito organizzativo.Per la dottrina incoraggiamo e accompagniamo la ricerca scientifica indicando agli specialisti i contenuti valoriali da rispettare in ogni singolo aspetto della ricerca epidemiologica, biologica e farmacologica affinché non si perda di vista l'unità e la dignità della persona soprattutto nella sperimentazione. I criteri etici che guidano la buona pratica clinica rappresentano principi morali da far rispettare sempre e dovunque affinché nessuna persona, soprattutto se gravemente ammalata, possa essere utilizzata come semplice strumento di ricerca.Per la pastorale mettiamo al centro delle nostre preoccupazioni la cura per i più deboli e formiamo operatori, religiosi e laici, capaci di seguire il travaglio spirituale non soltanto dei malati ma anche dei professionisti impegnati in prima persona. La cura delle anime a noi affidate va esercitata con competenza e seguita con costanza perché nella vita delle nostre comunità non resti nessun angolo oscuro o trascurato. La formazione è un dovere imprescindibile della stessa azione pastorale.Per l'organizzazione, infine, cerchiamo di convogliare le nostre energie per offrire nuovi servizi più adeguati ai bisogni reali della gente, chiamando a collaborare tutti gli uomini di buona volontà che rispettano la nostra fede e promuovono la dignità dell'uomo. In questo campo, i programmi di gemellaggio tra Parrocchie o Diocesi dei diversi Continenti, potrebbero rappresentare il segno tangibile di quella rete di fraternità evangelica che dovremmo insieme costruire, confidando sempre nell'aiuto di Dio senza il quale ogni sforzo umano è vano.In quest'anno stiamo celebrando il 150° Anniversario della Proclamazione del Dogma dell'Immacolata Concezione. Voglia Nostra Signora "Salute degli Infermi", estendere il suo amore pieno verso Dio e noi tutti, che Dio Le ha concesso dal primo istante della sua Concezione. Arricchiti con questo suo amore avremo certamente una speciale cura dei nostri fratelli ammalati per il morbo di Hansen.

+ Card. Javier Lozano Barragan
Presidente

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