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Lett. enc. Veritatis Splendor

GIOVANNI PAOLO II
Lettera Enciclica

VERITATIS SPLENDOR

a Tutti i Vescovi della Chiesa Cattolica circa alcune Questioni Fondamentali dell'Insegnamento Morale della Chiesa
6 Agosto 1993

Venerati Fratelli nell'Episcopato,

salute e Apostolica Benedizione!

Lo splendore della verità rifulge in tutte le opere del Creatore e, in modo particolare, nell'uomo creato a immagine e somiglianza di Dio (cf Gn 1,26): la verità illumina l'intelligenza e informa la libertà dell'uomo, che in tal modo viene guidato a conoscere e ad amare il Signore. Per questo il salmista prega: « Risplenda su di noi, Signore, la luce del tuo volto » (Sal 4,7).

INTRODUZIONE

Gesù Cristo, luce vera che illumina ogni uomo

1. Chiamati alla salvezza mediante la fede in Gesù Cristo, « luce vera che illumina ogni uomo » (Gv 1,9), gli uomini diventano « luce nel Signore » e « figli della luce » (Ef 5,8) e si santificano con « l'obbedienza alla verità » (1 Pt 1,22).

Questa obbedienza non è sempre facile. In seguito a quel misterioso peccato d'origine, commesso per istigazione di Satana, che è « menzognero e padre della menzogna » (Gv 8,44), l'uomo è permanentemente tentato di distogliere il suo sguardo dal Dio vivo e vero per volgerlo agli idoli (cf 1 Ts 1,9), cambiando « la verità di Dio con la menzogna » (Rm 1,25); viene allora offuscata anche la sua capacità di conoscere la verità e indebolita la sua volontà di sottomettersi ad essa. E così, abbandonandosi al relativismo e allo scetticismo (cf. Gv 18, 38), egli va alla ricerca di una illusoria libertà al di fuori della stessa verità.

Ma nessuna tenebra di errore e di peccato può eliminare totalmente nell'uomo la luce di Dio Creatore. Nella profondità del suo cuore permane sempre la nostalgia della verità assoluta e la sete di giungere alla pienezza della sua conoscenza. Ne è prova eloquente l'inesausta ricerca dell'uomo in ogni campo e in ogni settore. Lo prova ancor più la sua ricerca sul senso della vita. Lo sviluppo della scienza e della tecnica, splendida testimonianza delle capacità dell'intelligenza e della tenacia degli uomini, non dispensa dagli interrogativi religiosi ultimi l'umanità, ma piuttosto la stimola ad affrontare le lotte più dolorose e decisive, quelle del cuore e della coscienza morale.

2. Ogni uomo non può sfuggire alle domande fondamentali: Che cosa devo fare? Come discernere il bene dal male? La risposta è possibile solo grazie allo splendore della verità che rifulge nell'intimo dello spirito umano, come attesta il salmista: « Molti dicono: "Chi ci farà vedere il bene?". Risplenda su di noi, Signore, la luce del tuo volto » (Sal 4,7).

La luce del volto di Dio splende in tutta la sua bellezza sul volto di Gesù Cristo, « immagine del Dio invisibile » (Col 1,15), « irradiazione della sua gloria » (Eb 1,3), « pieno di grazia e di verità » (Gv 1,14): Egli è « la via, la verità e la vita » (Gv 14,6). Per questo la risposta decisiva ad ogni interrogativo dell'uomo, in particolare ai suoi interrogativi religiosi e morali, è data da Gesù Cristo, anzi è Gesù Cristo stesso, come ricorda il Concilio Vaticano II: « In realtà, solamente nel mistero del Verbo incarnato trova vera luce il mistero dell'uomo. Adamo, infatti, il primo uomo, era figura di quello futuro, e cioè di Cristo Signore. Cristo, che è il nuovo Adamo, proprio rivelando il mistero del Padre e del suo amore, svela anche pienamente l'uomo all'uomo e gli fa nota la sua altissima vocazione ».(1)

Gesù Cristo, « la luce delle genti », illumina il volto della sua Chiesa, che Egli manda in tutto il mondo ad annunciare il Vangelo ad ogni creatura (cf Mc 16,15).(2) Così la Chiesa, Popolo di Dio in mezzo alle nazioni,(3) mentre è attenta alle nuove sfide della storia e agli sforzi che gli uomini compiono nella ricerca del senso della vita, offre a tutti la risposta che viene dalla verità di Gesù Cristo e del suo Vangelo. È sempre viva nella Chiesa la coscienza del suo « dovere permanente di scrutare i segni dei tempi e di interpretarli alla luce del Vangelo, così che, in un modo adatto a ciascuna generazione, possa rispondere ai perenni interrogativi degli uomini sul senso della vita presente e futura e sul loro reciproco rapporto ».(4)

3. I Pastori della Chiesa, in comunione col Successore di Pietro, sono vicini ai fedeli in questo sforzo, li accompagnano e li guidano con il loro magistero, trovando accenti sempre nuovi di amore e di misericordia per rivolgersi non solo ai credenti, ma a tutti gli uomini di buona volontà. Il Concilio Vaticano II rimane una testimonianza straordinaria di questo atteggiamento della Chiesa che, « esperta in umanità »,(5) si pone al servizio di ogni uomo e di tutto il mondo.(6)

La Chiesa sa che l'istanza morale raggiunge in profondità ogni uomo, coinvolge tutti, anche coloro che non conoscono Cristo e il suo Vangelo e neppure Dio. Sa che proprio sulla strada della vita morale è aperta a tutti la via della salvezza, come ha chiaramente ricordato il Concilio Vaticano II, che così scrive: « Quelli che senza colpa ignorano il Vangelo di Cristo e la sua Chiesa, e tuttavia cercano sinceramente Dio, e sotto l'influsso della grazia si sforzano di compiere con le opere la volontà di Dio, conosciuta attraverso il dettame della coscienza, possono conseguire la salvezza eterna ». Ed aggiunge: « Né la divina Provvidenza nega gli aiuti necessari alla salvezza a coloro che senza colpa da parte loro non sono ancora arrivati a una conoscenza esplicita di Dio, e si sforzano, non senza la grazia divina, di condurre una vita retta. Poiché tutto ciò che di buono e di vero si trova in loro, è ritenuto dalla Chiesa come una preparazione al Vangelo, e come dato da Colui che illumina ogni uomo, affinché abbia finalmente la vita ».(7)

L'oggetto della presente Enciclica

4. Sempre, ma soprattutto nel corso degli ultimi due secoli, i Sommi Pontefici sia personalmente che insieme al Collegio episcopale hanno sviluppato e proposto un insegnamento morale relativo ai molteplici e differenti ambiti della vita umana. In nome e con l'autorità di Gesù Cristo, essi hanno esortato, denunciato, spiegato; in fedeltà alla loro missione, nelle lotte in favore dell'uomo, hanno confermato, sostenuto, consolato; con la garanzia dell'assistenza dello Spirito di verità hanno contribuito ad una migliore comprensione delle esigenze morali negli ambiti della sessualità umana, della famiglia, della vita sociale, economica e politica. Il loro insegnamento costituisce, all'interno della tradizione della Chiesa e della storia dell'umanità, un continuo approfondimento della conoscenza morale.(8)

Oggi, però, sembra necessario riflettere sull'insieme dell'insegnamento morale della Chiesa, con lo scopo preciso di richiamare alcune verità fondamentali della dottrina cattolica che nell'attuale contesto rischiano di essere deformate o negate. Si è determinata, infatti, una nuova situazione entro la stessa comunità cristiana, che ha conosciuto il diffondersi di molteplici dubbi ed obiezioni, di ordine umano e psicologico, sociale e culturale, religioso ed anche propriamente teologico, in merito agli insegnamenti morali della Chiesa. Non si tratta più di contestazioni parziali e occasionali, ma di una messa in discussione globale e sistematica del patrimonio morale, basata su determinate concezioni antropologiche ed etiche. Alla loro radice sta l'influsso più o meno nascosto di correnti di pensiero che finiscono per sradicare la libertà umana dal suo essenziale e costitutivo rapporto con la verità. Così si respinge la dottrina tradizionale sulla legge naturale, sull'universalità e sulla permanente validità dei suoi precetti; si considerano semplicemente inaccettabili alcuni insegnamenti morali della Chiesa; si ritiene che lo stesso Magistero possa intervenire in materia morale solo per « esortare le coscienze » e per « proporre i valori », ai quali ciascuno ispirerà poi autonomamente le decisioni e le scelte della vita.

È da rilevare, in special modo, la dissonanza tra la risposta tradizionale della Chiesa e alcune posizioni teologiche, diffuse anche in Seminari e Facoltà teologiche, circa questioni della massima importanza per la Chiesa e la vita di fede dei cristiani, nonché per la stessa convivenza umana. In particolare ci si chiede: i comandamenti di Dio, che sono scritti nel cuore dell'uomo e fanno parte dell'Alleanza, hanno davvero la capacità di illuminare le scelte quotidiane delle singole persone e delle società intere? È possibile obbedire a Dio e quindi amare Dio e il prossimo, senza rispettare in tutte le circostanze questi comandamenti? È anche diffusa l'opinione che mette in dubbio il nesso intrinseco e inscindibile che unisce tra loro la fede e la morale, quasi che solo in rapporto alla fede si debbano decidere l'appartenenza alla Chiesa e la sua unità interna, mentre si potrebbe tollerare nell'ambito morale un pluralismo di opinioni e di comportamenti, lasciati al giudizio della coscienza soggettiva individuale o alla diversità dei contesti sociali e culturali.

5. In un tale contesto, tuttora attuale, è maturata in me la decisione di scrivere ? come già annunciai nella Lettera apostolica Spiritus Domini, pubblicata il 1° agosto 1987 in occasione del secondo centenario della morte di sant'Alfonso Maria de' Liguori ? un'Enciclica destinata a trattare « più ampiamente e più profondamente le questioni riguardanti i fondamenti stessi della teologia morale »,(9) fondamenti che vengono intaccati da alcune tendenze odierne.

Mi rivolgo a voi, venerati Fratelli nell'Episcopato, che condividete con me la responsabilità di custodire la « sana dottrina » (2 Tm 4,3), con l'intenzione di precisare taluni aspetti dottrinali che risultano decisivi per far fronte a quella che è senza dubbio una vera crisi, tanto gravi sono le difficoltà che ne conseguono per la vita morale dei fedeli e per la comunione nella Chiesa, come pure per un'esistenza sociale giusta e solidale.

Se questa Enciclica, da tanto tempo attesa, viene pubblicata solo ora, lo è anche perché è apparso conveniente farla precedere dal Catechismo della Chiesa Cattolica, il quale contiene un'esposizione completa e sistematica della dottrina morale cristiana. Il Catechismo presenta la vita morale dei credenti nei suoi fondamenti e nei suoi molteplici contenuti come vita dei « figli di Dio »: « Riconoscendo nella fede la loro nuova dignità, i cristiani sono chiamati a comportarsi ormai "da cittadini degni del Vangelo" (Fil 1,27). Mediante i sacramenti e la preghiera, essi ricevono la grazia di Cristo e i doni del suo Spirito, che li rendono capaci di questa vita nuova ».(10) Nel rimandare pertanto al Catechismo « come testo di riferimento sicuro ed autorevole per l'insegnamento della dottrina cattolica »,(11) l'Enciclica si limiterà ad affrontare alcune questioni fondamentali dell'insegnamento morale della Chiesa, sotto forma di un necessario discernimento su problemi controversi tra gli studiosi dell'etica e della teologia morale. È questo l'oggetto specifico della presente Enciclica, che intende esporre, sui problemi discussi, le ragioni di un insegnamento morale fondato nella Sacra Scrittura e nella viva Tradizione apostolica (12) mettendo in luce, nello stesso tempo, i presupposti e le conseguenze delle contestazioni di cui tale insegnamento è fatto segno.

CAPITOLO I
« MAESTRO, CHE COSA DEVO FARE DI BUONO...? » (MT 19,16)

Cristo e la risposta alla domanda di morale

« Un tale gli si avvicinò... » (Mt 19,16)

6. Il dialogo di Gesù con il giovane ricco, riferito nel capitolo 19 del Vangelo di san Matteo, può costituire un'utile traccia per riascoltare in modo vivo e incisivo il suo insegnamento morale: « Ed ecco un tale gli si avvicinò e gli disse: "Maestro, che cosa devo fare di buono per ottenere la vita eterna?". Egli rispose: "Perché mi interroghi su ciò che è buono? Uno solo è buono. Se vuoi entrare nella vita, osserva i comandamenti". Ed egli chiese: "Quali?". Gesù rispose: "Non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non testimoniare il falso, onora il padre e la madre, ama il prossimo tuo come te stesso. Il giovane gli disse: "Ho sempre osservato tutte queste cose; che mi manca ancora?". Gli disse Gesù: "Se vuoi essere perfetto, va', vendi quello che possiedi, dallo ai poveri e avrai un tesoro nel cielo; poi vieni e seguimi" » (Mt 19,16-21).(13)

7. « Ed ecco un tale... ». Nel giovane, che il Vangelo di Matteo non nomina, possiamo riconoscere ogni uomo che, coscientemente o no, si avvicina a Cristo, Redentore dell'uomo, e gli pone la domanda morale. Per il giovane, prima che una domanda sulle regole da osservare, è una domanda di pienezza di significato per la vita. E, in effetti, è questa l'aspirazione che sta al cuore di ogni decisione e di ogni azione umana, la segreta ricerca e l'intimo impulso che muove la libertà. Questa domanda è ultimamente un appello al Bene assoluto che ci attrae e ci chiama a sé, è l'eco di una vocazione di Dio, origine e fine della vita dell'uomo. Proprio in questa prospettiva il Concilio Vaticano II ha invitato a perfezionare la teologia morale in modo che la sua esposizione illustri l'altissima vocazione che i fedeli hanno ricevuto in Cristo,(14) unica risposta che appaga pienamente il desiderio del cuore umano.

Perché gli uomini possano realizzare questo « incontro » con Cristo, Dio ha voluto la sua Chiesa. Essa, infatti, « desidera servire quest'unico fine: che ogni uomo possa ritrovare Cristo, perché Cristo possa, con ciascuno, percorrere la strada della vita ».(15)

« Maestro, che cosa devo fare di buono per ottenere la vita eterna? » (Mt 19,16)

8. Dalla profondità del cuore sorge la domanda che il giovane ricco rivolge a Gesù di Nazaret, una domanda essenziale e ineludibile per la vita di ogni uomo: essa riguarda, infatti, il bene morale da praticare e la vita eterna. L'interlocutore di Gesù intuisce che esiste una connessione tra il bene morale e il pieno compimento del proprio destino. Egli è un pio israelita, cresciuto per così dire all'ombra della Legge del Signore. Se pone questa domanda a Gesù, possiamo immaginare che non lo faccia perché ignora la risposta contenuta nella Legge. È più probabile che il fascino della persona di Gesù abbia fatto sorgere in lui nuovi interrogativi intorno al bene morale. Egli sente l'esigenza di confrontarsi con Colui che aveva iniziato la sua predicazione con questo nuovo e decisivo annuncio: « Il tempo è compiuto e il Regno di Dio è vicino; convertitevi e credete al Vangelo » (Mc 1,15).

Occorre che l'uomo di oggi si volga nuovamente verso Cristo per avere da Lui la risposta su ciò che è bene e ciò che è male. Egli è il Maestro, il Risorto che ha in sé la vita e che è sempre presente nella sua Chiesa e nel mondo. È Lui che schiude ai fedeli il libro delle Scritture e, rivelando pienamente la volontà del Padre, insegna la verità sull'agire morale. Alla sorgente e al vertice dell'economia della salvezza, Alfa e Omega della storia umana (cf Ap 1,8; 21,6; 22,13), Cristo rivela la condizione dell'uomo e la sua vocazione integrale. Per questo, « l'uomo che vuol comprendere se stesso fino in fondo non soltanto secondo immediati, parziali, spesso superficiali, e perfino apparenti criteri e misure del proprio essere deve, con la sua inquietudine e incertezza ed anche con la sua debolezza e peccaminosità, con la sua vita e morte, avvicinarsi a Cristo. Egli deve, per così dire, entrare in Lui con tutto se stesso, deve "appropriarsi" ed assimilare tutta la realtà dell'Incarnazione e della Redenzione per ritrovare se stesso. Se in lui si attua questo profondo processo, allora egli produce frutti non soltanto di adorazione di Dio, ma anche di profonda meraviglia di se stesso ».(16)

Se vogliamo dunque penetrare nel cuore della morale evangelica e coglierne il contenuto profondo e immutabile, dobbiamo ricercare accuratamente il senso dell'interrogativo posto dal giovane ricco del Vangelo e, più ancora, il senso della risposta di Gesù, lasciandoci guidare da Lui. Gesù, infatti, con delicata attenzione pedagogica, risponde conducendo il giovane quasi per mano, passo dopo passo, verso la verità piena.

« Uno solo è buono » (Mt 19,17)

9. Gesù dice: « Perché mi interroghi su ciò che è buono? Uno solo è buono. Se vuoi entrare nella vita, osserva i comandamenti » (Mt 19, 17). Nella versione degli evangelisti Marco e Luca la domanda viene così formulata: « Perché mi chiami buono? Nessuno è buono, se non Dio solo » (Mc 10,18; cf Lc 18,19).

Prima di rispondere alla domanda, Gesù vuole che il giovane chiarisca a se stesso il motivo per cui lo interroga. Il « Maestro buono » indica al suo interlocutore ? e a tutti noi ? che la risposta all'interrogativo: « Che cosa devo fare di buono per ottenere la vita eterna? », può essere trovata soltanto rivolgendo la mente e il cuore a Colui che « solo è buono »: « Nessuno è buono, se non Dio solo » (Mc 10,18; cf Lc 18,19). Solo Dio può rispondere alla domanda sul bene, perché Egli è il Bene.

Interrogarsi sul bene, in effetti, significa rivolgersi in ultima analisi verso Dio, pienezza della bontà. Gesù mostra che la domanda del giovane è in realtà una domanda religiosa e che la bontà, che attrae e al tempo stesso vincola l'uomo, ha la sua fonte in Dio, anzi è Dio stesso, Colui che solo è degno di essere amato « con tutto il cuore, con tutta l'anima e con tutta la mente » (Mt 22,37), Colui che è la sorgente della felicità dell'uomo. Gesù riporta la questione dell'azione moralmente buona alle sue radici religiose, al riconoscimento di Dio, unica bontà, pienezza della vita, termine ultimo dell'agire umano, felicità perfetta.

10. La Chiesa, istruita dalle parole del Maestro, crede che l'uomo, fatto a immagine del Creatore, redento con il sangue di Cristo e santificato dalla presenza dello Spirito Santo, ha come fine ultimo della sua vita l'essere « a lode della gloria » di Dio (cf Ef 1,12), facendo sì che ognuna delle sue azioni ne rifletta lo splendore. « Conosci dunque te stessa, o anima bella: tu sei l'immagine di Dio ? scrive sant'Ambrogio ?. Conosci te stesso, o uomo: tu sei la gloria di Dio (1 Cor 11,7). Ascolta in che modo ne sei la gloria. Dice il profeta: La tua scienza è divenuta mirabile provenendo da me (Sal 1381,6), cioè: nella mia opera la tua maestà è più ammirabile, la tua sapienza viene esaltata nella mente dell'uomo. Mentre considero me stesso, che tu scruti nei segreti pensieri e negli intimi sentimenti, io riconosco i misteri della tua scienza. Conosci dunque te stesso, o uomo, quanto grande tu sei e vigila su di te... ».(17)

Ciò che l'uomo è e deve fare si manifesta nel momento in cui Dio rivela se stesso. Il Decalogo, infatti, si fonda su queste parole: « Io sono il Signore, tuo Dio, che ti ho fatto uscire dal paese d'Egitto, dalla condizione di schiavitù: non avrai altri dèi di fronte a me » (Es 20,2-3). Nelle « dieci parole » dell'Alleanza con Israele, e in tutta la Legge, Dio si fa conoscere e riconoscere come Colui che « solo è buono »; come Colui che, nonostante il peccato dell'uomo, continua a rimanere il « modello » dell'agire morale, secondo la sua stessa chiamata: « Siate santi, perché io, il Signore, Dio vostro, sono santo » (Lv 19,2); come Colui che, fedele al suo amore per l'uomo, gli dona la sua Legge (cf Es 19,9-24 e 20, 18-21), per ristabilire l'originaria armonia col Creatore e con tutto il creato, ed ancor più per introdurlo nel suo amore: « Camminerò in mezzo a voi, sarò il vostro Dio e voi sarete il mio popolo » (Lv 26,12).

La vita morale si presenta come risposta dovuta alle iniziative gratuite che l'amore di Dio moltiplica nei confronti dell'uomo. È una risposta d'amore, secondo l'enunciato che del comandamento fondamentale fa il Deuteronomio: « Ascolta, Israele: il Signore è il nostro Dio, il Signore è uno solo: Tu amerai il Signore tuo Dio con tutto il cuore, con tutta l'anima e con tutte le forze. Questi precetti, che oggi ti do, ti stiano fissi nel cuore; li ripeterai ai tuoi figli » (Dt 6,47). Così, la vita morale, coinvolta nella gratuità dell'amore di Dio, è chiamata a rifletterne la gloria: « Per chi ama Dio è sufficiente piacere a Colui che egli ama: poiché non deve ricercarsi nessun'altra ricompensa maggiore dello stesso amore; la carità, infatti, proviene da Dio in maniera tale che Dio stesso è carità ».(18)

11. L'affermazione che « uno solo è buono » ci rimanda così alla « prima tavola » dei comandamenti, che chiama a riconoscere Dio come Signore unico e assoluto e a rendere culto a Lui solo a motivo della sua infinita santità (cf Es 20,2-11). Il bene è appartenere a Dio, obbedire a Lui, camminare umilmente con Lui praticando la giustizia e amando la pietà (cf Mic 6,8). Riconoscere il Signore come Dio è il nucleo fondamentale, il cuore della Legge, da cui discendono e a cui sono ordinati i precetti particolari. Mediante la morale dei comandamenti si manifesta l'appartenenza del popolo di Israele al Signore, perché Dio solo è Colui che è buono. Questa è la testimonianza della Sacra Scrittura, in ogni sua pagina permeata dalla viva percezione dell'assoluta santità di Dio: « Santo, santo, santo è il Signore degli eserciti » (Is 6,3).

Ma se Dio solo è il Bene, nessuno sforzo umano, neppure l'osservanza più rigorosa dei comandamenti, riesce a « compiere » la Legge, cioè a riconoscere il Signore come Dio e a rendergli l'adorazione che a Lui solo è dovuta (cf Mt 4,10). Il « compimento » può venire solo da un dono di Dio: è l'offerta di una partecipazione alla Bontà divina che si rivela e si comunica in Gesù, colui che il giovane ricco chiama con le parole « Maestro buono » (Mc 10,17; Lc 18,18). Ciò che ora il giovane riesce forse solo a intuire, verrà alla fine pienamente rivelato da Gesù stesso nell'invito: « Vieni e seguimi » (Mt 19,21).

« Se vuoi entrare nella vita, osserva i comandamenti » (Mt 19,17)

12. Solo Dio può rispondere alla domanda sul bene, perché Egli è il Bene. Ma Dio ha già dato risposta a questa domanda: lo ha fatto creando l'uomo e ordinandolo con sapienza e con amore al suo fine, mediante la legge inscritta nel suo cuore (cf Rm 2,15), la « legge naturale ». Questa « altro non è che la luce dell'intelligenza infusa in noi da Dio. Grazie ad essa conosciamo ciò che si deve compiere e ciò che si deve evitare. Questa luce e questa legge Dio l'ha donata nella creazione ».(19) Lo ha fatto poi nella storia di Israele, in particolare con le « dieci parole », ossia con i comandamenti del Sinai, mediante i quali Egli ha fondato l'esistenza del popolo dell'Alleanza (cf Es 24) e l'ha chiamato ad essere la sua « proprietà tra tutti i popoli », « una nazione santa » (Es 19,56), che facesse risplendere la sua santità tra tutte le genti (cf Sap 18,4; Ez 20,41). Il dono del Decalogo è promessa e segno dell'Alleanza Nuova, quando la legge sarà nuovamente e definitivamente scritta nel cuore dell'uomo (cf Ger 31, 31-34), sostituendosi alla legge del peccato, che quel cuore aveva deturpato (cf Ger 17,1). Allora verrà donato « un cuore nuovo » perché in esso abiterà « uno spirito nuovo », lo Spirito di Dio (cf Ez 36,24-28).(20)

Per questo, dopo l'importante precisazione: « Uno solo è buono », Gesù risponde al giovane: « Se vuoi entrare nella vita, osserva i comandamenti » (Mt 19,17). Viene in tal modo enunciato uno stretto legame tra la vita eterna e l'obbedienza ai comandamenti di Dio: sono i comandamenti di Dio che indicano all'uomo la via della vita e ad essa conducono. Dalla bocca stessa di Gesù, nuovo Mosè, vengono ridonati agli uomini i comandamenti del Decalogo; egli stesso li conferma definitivamente e li propone a noi come via e condizione di salvezza. Il comandamento si lega a una promessa: nella Alleanza Antica oggetto della promessa era il possesso di una terra in cui il popolo avrebbe potuto condurre un'esistenza nella libertà e secondo giustizia (cf Dt 6,20-25); nella Alleanza Nuova oggetto della promessa è il « Regno dei cieli », come Gesù afferma all'inizio del « Discorso della Montagna » ? discorso che contiene la formulazione più ampia e completa della Legge Nuova (cf Mt 5-7) ?, in evidente connessione con il Decalogo affidato da Dio a Mosè sul monte Sinai. Alla medesima realtà del Regno fa riferimento l'espressione « vita eterna », che è partecipazione alla vita stessa di Dio: essa si realizza nella sua perfezione solo dopo la morte, ma nella fede è già fin d'ora luce di verità, sorgente di senso per la vita, incipiente partecipazione ad una pienezza nella sequela di Cristo. Dice, infatti, Gesù ai discepoli dopo l'incontro con il giovane ricco: « Chiunque avrà lasciato case, o fratelli, o sorelle, o padre, o madre, o figli, o campi per il mio nome, riceverà cento volte tanto e avrà in eredità la vita eterna » (Mt 19,29).

13. La risposta di Gesù non basta al giovane, che insiste interrogando il Maestro circa i comandamenti da

NOTE

(1) Cost. past. sulla Chiesa nel mondo contemporaneo Gaudium et spes, 22.

(2) Cf. CONC. ECUM. VAT. II, Cost. dogm. sulla Chiesa Lumen gentium, 1.

(3) Cf. ibid., 9.

(4) CONC. ECUM. VAT. II, Cost. past. sulla Chiesa nel mondo contemporaneo Gaudium et spes, 4.

(5) PAOLO VI, Allocuzione all'Assemblea generale delle Nazioni Unite (4 ottobre 1965), 1: AAS 57 (1965), 878; cf Lett.enc. Populorum progressio (26 marzo 1967), 13: AAS 59 (1967), 263-264.

(6) Cf. CONC. ECUM. VAT. II, Cost. past. sulla Chiesa nel mondo contemporaneo Gaudium et spes, 33.

(7) Cost. dogm. sulla Chiesa Lumen gentium, 16.

(8) Pio XII aveva già messo in luce questo sviluppo dottrinale: cf Messaggio radiofonico per il 50o anniversario della Lett. enc. Rerum Novarum di Leone XIII (1o giugno 1941), 195-205. Così anche GIOVANNI XXIII, Lett. enc. Mater et magistra (15 maggio 1961): AAS 53 (1961), 410-413.

(9) Lett. ap. spiritus Domini (1o agosto 1987): AS 79 (1987), 1374.

(10) Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 1692.

(11) Cost. ap. Fidei depositum (11 ottobre 1992), 4.

(12) Cf CONC. ECUM. VAT. II, Cost. dogm. sulla Divina Rivelazione Dei Verbum, 10

(13) Cf Epist. ap. Parati semper ai Giovani e alle Giovani del mondo in occasione dell'Anno Internazionale della Gioventù (31 marzo 1985), 2-8: AAS 77 (1985), 581-600.

(14) Cf Decr. sulla formazione sacerdotale Optatam totius, 16.

(15) Lett. enc. Redemptor hominis (4 marzo 1979), 13: AAS 71 (1979), 282.

(16) Ibid., 10: l.c., 274.

(17) Exameron, dies VI, sermo IX, 8, 50: CSEL 32, 241.

(18) S. LEONE MAGNO, Sermo XCII, cap. III: PL 54, 454.

(19) S. TOMMASO D'AQUINO, In duo praecepta caritatis et in decem legis praecepta. Prologus: Opuscula theologica, II, n. 1129, Ed. Taurinens. (1954), 245; cf Summa Theologiae, I-II, q. 91, a.2; Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 1955.

(20) Cf S. MASSIMO IL CONFESSORE, Quaestiones ad Thalassium, Q. 64: PG 90, 723-728.

(21) CONC. ECUM. VAT. II, Cost. past. sulla Chiesa nel mondo contemporaneo Gaudium et spes, 24.

(22) Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 2070.

(23) In Iohannis Evangelium Tractatus, 41, 10: CCL 36, 363.

(24) Cf. S. AGOSTINO, De Sermone Domini in Monte, I, 1,1: CCL 35, 1-2.

(25) In Psalmun CXVIII Espositio, sermo 18, 37: PL 15, 1541; cf S. CROMAZIO DI AQUILERA, Tractatus in Mathaeum, XX, I, 1-4: CCL 9/A, 291-292.

(26) Cf Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 1717.

(27) In Iohannis Evangelium Tractatus, 41, 10: CCL 36, 363.

(28) Ibid., 21, 8: CCL 36, 216.

(29) Ibid., 82, 3: CCL 36, 533.

(30) De spiritu et littera, 19, 34: CSEL 60, 187.

(31) Confessiones, X, 29, 40: CCL 27, 176; cf De gratia et libero arbitrio, XV: PL 44, 899.

(32) Cf De spiritu et littera, 21, 36; 26, 46: CSEL 60, 189-190; 200-201.

(33) Cf Summa Theologiae, I-II, q. 106, a.1, conclus. e ad 2um.

(34) In Matthaeum, hom. I, 1: PG 57, 15.

(35) Cf. S. IRINEO, Adversus haereses, IV, 26, 2-5: SCh 100/2, 718-729.

(36) CF. S. GIUSTINO, Apologia I, 66: PG 6, 427-430.

(37) Cf. 1 Pt 2, 12ss; Didaché, II, 2: Patres Apostolici, ed. F.X. FUNK,I, 6-9; CLEMENTE D'ALESSANDRIA, Paedagogus, I, 10; II, 10: PG 8, 355-364; 497-536; TERTULIANO, Apologeticum, IX, 8: CSEL, 69, 24.

(38) Cf S. IGNAZIO DI ANTIOCHIA, Ad Magnesios, VI, 1-2: Patres Apostolici, ed. F.W. FUNK, I, 234-235; S. IRINEO, Adversus haereses, IV, 33, 1.6.7: SCh 100/2, 802-805; 814-815; 816-819.

(39) Cost. dogm. sulla Divina Rivelazione Dei Verbum, 8.

(40) Cf ibid.

(41) Ibid., 10.

(42) Codice di Diritto Canonico, can. 747, 2.

(43) Cost. dogm. sulla Divina Rivelazione Dei Verbum, 7.

(44) CONC. ECUM. VAT. II, Cost. past. sulla Chiesa nel mondo contemporaneo Gaudium et spes, 22.

(45) Decr. sulla formazione sacerdotale Optatam totius, 16.

(46) Cost. past. sulla Chiesa nel mondo contemporaneo Gaudiu, et spes, 26.

(47) Ibid.

(48) Cf CONC. ECUM. VAT. II, Cost. dogm. sulla Divina Rivelazione Dei Verbum, 10.

(49) Cf CONC. ECUM. VAT. I, Cost. dogm. sulla fede cattolica Dei Filius, ap. 4: DS, 3018.

(50) CONC. ECUM. VAT II, Dich. sulle relazioni della Chiesa con le religioni non cristiane Nostra aetate, 1.

(51) Cf CONC. ECUM. VAT. II, Cost. past sulla Chiesa nel mondo contemporaneo Gaudium et spes, 43-44.

(52) Dich. sulla libertà religiosa Dignitatis humanae, 1, con rimando a GIOVANNI XXIII, Lett. enc. Pacem in terris (11 aprile 1963): AAS 55 (1963), 279; Ibid., 165, e a PIO XII, Radiomessaggio (24 dicembre 1944): AAS 37 (1945), 14.

(53) Dich. sulla libertà religiosa Dignitatis humanae, 1.

(54) Cf Lett. enc. Redemptor hominis (4 marzo 1979), 17: AAS 71 (1979), 295-300; Discorso ai partecipanti al V Colloquio Internazionale di Studi Giuridici (10 marzo 1984), 4: Insegnamenti VII, 1 (1984), 656; CONGREGAZIONE PER LA DOTTRINA DELLA FEDE, Istruz. su libertà cristiana e liberazione Libertatis conscientia (22 marzo 1986), 19: AAS 79 (1987), 561.

(55)Cf. CONC. ECUM. VAT. II, Cost. past. sulla Chiesa nel mondo contemporaneo Gaudium et spes, 11.

(56) Ibid., 17.

(57) Ibid.

(58) Cf. CONC. ECUM. VAT. II, Dich sulla libertà religiosa Dignitatis humanae, 2; cf. anche GREGORIO XVI, Epist. enc. Mirari vos arbitramur (15 agosto 1932): Acta Gregorii Papae XVI, I, 169-174; PIO IX, Epist. enc. Quanta cura (8 dicembre 1964): Pii IX P.M. Acta, I, 3, 687-700; LEONE XIII, Lett. enc. Libertas praestantissimum (20 giugno 1888): Leonis XIII. Acta, VIII, Romae 1889, 212-246.

(59) A Letter Addressed to His Grace the Duke of Norfolk: Certain Difficulties Felt by Anglicans in Catholic Teaching (Uniform Edition: Long-man, Green and Company, London 1868-1881), vol. 2, p. 250.

(60) Cf. Cost. past. sulla Chiesa nel mondo contemporaneo Gaudium et spes, 40 e 43.

(61) Cf. S. TOMMASO D' AQUINO, Summa Theologiae, I-II, q. 71, a. 6; vedi anche ad 5um.

(62) Cf PIO XII, Lett. enc. Humanai generis (12 agosto 1950): AAS 42 (1950), 561-562.

(63) Cf CONC. ECUM. TRIDENT. Sessio VI, Decr. sulla giustificazione Cum hoc tempore, cann. 19-21: DS, 1569-1571.

(64) Cost. past. sulla Chiesa nel mondo contemporaneo Gaudium et spes, 17.

(65) De hominis opificio, c. 4: PG 44, 135-136.

(66) Cost. past. sulla Chiesa nel mondo contemporaneo Gaudium et spes, 36.

(67) Ibid.

(68) Ibid.

(69) Cf. S. TOMMASO D' AQUINO, Summa Theologiae, I-II, q. 93, a. 3, ad 2um, citato da GIOVANNI XXIII, Lett. enc. Pacem in terris (11 aprile 1963): AAS 55 (1963), 271.

(70) CONC. ECUM. VAT. II, Cost. past. sulla Chiesa nel mondo contemporaneo Gaudiuum et spes, 41.

(71) S. TOMMASO D'AQUINO, In duo praecepta caritatis et in decem legis praecepta. Prolugus: Opuscula theologica, II, n. 1129, Ed. Taurinens. (1954), 245.

(72) Cf Discoros a un gruppo di Verscovi degli Stati Uniti d'America in visita « ad limina » (15 ottobre 1988), 6: Insegnamenti, XI, 3 (1988), 1228.

(73) Cf CONC. ECUM. VAT. II, Cost. past. sulla Chiesa nel mondo contemporaneo Gaudium et spes, 47.

(74) Cf S. AGOSTINO, Enarratio in Psalmun LXII, 16: CCL 39, 804.

(75) Cost. past. sulla Chiesa nel mondo contemporaneo Gaudium et spes, 17.

(76) Summa Theologiae, I-II, q. 91, a. 2.

(77) Cf Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 1955.

(78) Dich. sulla libertà religiosa Dignitatis humanae, 3.

(79) Contra Faustum, lib. 22, cap. 27: PL 42, 418.

(80) Summa Theologiae, I-II, q. 93, a. 1.

(81) Cf ibid., I-II, q. 90, a. 4, ad 1um.

(82) Ibid., I-II, q. 91, a. 2.

(83) Lett. enc. Libertas praestantissimum (20 giugno 1888): Leonis XIII P.M. Acta, VIII, Romae 1889, 219.

(84) In Epistulam ad Romanos, c. VIII, lect. 1.

(85) Cf Sess. VI, Decr. sulla giustificazione Cum hoc tempore, cap. 1:DS, 1521.

(86) CF CONC. ECUM. VIENNENS., Cost. Fidei catholicae: DS, 902; CONC. ECUM. LATERANENSES. V, Bolla Apostolici regiminis: DS, 1440.

(87) CONC. ECUM. VAT. II, Cost. past. sulla Chiesa nel mondo contemporaneo Gaudium et spes, 14.

(88) Cf Sess. VI, Decr. sulla giustificazione Cum hoc tempore, cap. 15: DS, 1544. L' Esortazione apostolica post-sinodale, circa la riconciliazione e la penitenza nella missione della Chiesa oggi, cita altri testi dell'Antico e del Nuovo Testamento, che riprovano quali peccati mortali alcuni comportamenti dipendenti dal corpo: cf Reconciliatio et paenitentia (2 dicembre 1984), 17: AAS 77 (1985), 218-223.

(89) CONC. ECUM. VAT. II, Cost. past. sulla Chiesa nel mondo contemporaneo Gaudium et spes, 51.

(90) CONGREGAZIONE PER LA DOTTRINA DELLA FEDE, Istruzione sul rispetto della vita umana nascente e la dignità della procreazione Donum vitae (22 febbraio 1987), Introd. 3: AAS 80 (1988), 74; cf. PAOLO VI, Lett. enc. Humanae vitae (25 luglio 1968), 10: AAS 60 (1968), 487-488.

(91) Esort. ap. Familiaris consortio (22 novembre 1981), 11: AAS 74 (1982), 92.

(92) De Trinitate, XIV. 15, 21: CCL 50/A, 451.

(93) Cf S. TOMMASO D'AQUINO, Summa Theologiae, I-II, q. 94, a.2.

(94) Cf CONC. ECUM. VAT. II, Cost. past. sulla Chiesa nel mondo contemporaneo Gaudium et spes, 10; S. CONGREGAZIONE PER LA DOTTRINA DELLA FEDE, Dich. su alcune questioni di etica sessuale Persona humana (29 dicembre 1975), 4: AAS 68 (1976), 80: « In realtà, la rivelazione divina e, nel suo proprio ordine, la sapienza filosofica, mettendo in rilievo esigenze autentiche dell' umanità, perciò stesso manifestano necessariamente l'esistenza di leggi immutabili, inscritte negli elementi costitutivi della natura umana e che si manifestano identiche in tutti gli esseri dotati di ragione»

(95) CONC. ECUM. VAT. II, Cost. past. sulla Chiesa nel mondo contemporaneo Gaudium et spes, 29.

(96) Cf ibid., 16.

(97) Ibid., 10.

(98) Cf S. TOMMASSO D'AQUINO, Summa Theologiae, I-II, a. 1. San Tommaso fonda il carattere non meramente formale ma contenutisticamente determinato delle norme morali, anche nell'ambito della Legge Nuova, nell'assunzione della natura umana da parte del Verbo.

(99) S. VINCENZO DI LERINS, Commonitorium primum, c. 23: PL 50, 668.

(100) Lo sviluppo della dottrina morale della Chiesa è simile a quello della dottrina della fede: cf CONC. ECUM. VAT. I, Cost. dogm. sulla fede cattolica Dei Filius, cap. 4: DS, 3020, e can. 4: DS, 3024. Anche alla dottrina morale si applicano le parole pronunciate da GIOVANNI XXIII in occasione dell'aoertura del Concilio Vaticano II (11 ottobre 1962): « Occorre che questa dottrina (= la dottrina cristiana nella sua integralità) certa e immutabile, che dev'essere fedelmente rispettata, sia approfondita e presentata in modo che risponda alle esigenze del nostro tempo. Altra cosa è infatti il deposito stesso della fede, vale a dire le verità contenute nella nostra venerabile dottrina, e altra cosa è la forma con cui quelle vengono enunciate, conservando ad esse tuttavia lo stesso senso e la stessa portata »: AAS 54 (1962), 792; cf « L'Osservatore Romano », 12 ottobre 1962, p.2.

(101) Cost. past. sulla Chiesa nel mondo contemporaneo Gaudium et spes, 16.

(102) Ibid.

(103)In II Librum Sentent., dist. 39, a.1, q. 3, conl.: Ed. Ad Claras Aquas, II, 907 b.

(104) Discorso (Udienza generale, 17 agosto 1983), 2: Insegnamenti, VI,2 (1983), 256.

(105) SUPREMA S. CONGREGAZIONE DEL SANT'OFFIZIO, Istruz. sull' «etica della situazione » Contra doctrinam (2 febbraio 1956): AAS 48 (1956), 144.

(106) Lett. enc. Dominum et vivificantem (18 maggio 1986), 43: AAS 78 (1986), 859; cf. CONC. ECUM. VAT. II, Cost. past. sulla Chiesa nel mondo contemporaneo Gaudium et spes, 16; Dich. sulla libertà religiosa Dignitatis humanae, 3.

(107) Cost. past. sulla Chiesa nel mondo contemporaneo Gaudium et spes, 16.

(108) Cf S. TOMMASO D'AQUINO, De Veritate, q. 17, a. 4.

(109) CONC. ECUM. VAT. II, Cost. past sulla Chiesa nel mondo contemporaneo Gaudium et spes, 16.

(110) Cf S. TOMMASO D' AQUINO, Summa Theologiae, II-II, q. 45, a. 2.

(111) Dich. sulla libertà religiosa Dignitatis humanae, 14.

(112) CONC. ECUM. VAT. II, Cost. dogm. sulla Divina Rivelazione Dei Verbum, 5; cf CONC. ECUM. VAT. I, Cost. dogm. sulla fede cattolica Dei Filius, cap. 3: DS, 3008.

(113) CONC. ECUM. VAT. II, Cost. dogm. sulla Divina Rivelazione Dei Verbum, 5; cf S. CONGREGAZIONE PER LA DOTTRINA DELLA FEDE, Dich. su alcune questioni di etica sessuale Persona humana (29 dicembre 1975), 10: AAS 68 (1976), 88-90.

(114) Cf Esort. ap. post-sinodale Reconciliatio et paenitentia (2 dicembre 1984), 17: AAS 77 (1985), 218-223.

(115) Sess. VI, Decr. sulla giustificazione Cum hoc tempore, cap. 15: DS, 1544; can. 19: DS, 1569.

(116) Esort. ap. post-sinodale Reconciliatio et paenitentia (2 dicembre 1984), 17: AAS 77 (1985), 221.

(117) Ibid.: l.c., 223.

(118) Ibid.: l.c., 222.

(119) Cf CONC. ECUM. VAT. II, Cost. past. sulla Chiesa nel mondo contemporaneo Gaudium et spes, 17.

(120) Cf S. TOMMASSO D'AQUINO, Summa Theologiae, I-II, q. 1, a. 3: « Idem sunt actus morales et actus humani ».

(121) De vita Moysis, II, 2-3: PG44, 327-328.

(122) Cf S. TOMMASO D'AQUINO, Summa Theologiae, II-II, q. 148, a.3.

(123) Il Concilio Vaticano II, nella Costituzione pastorale sulla Chiesa nel mondo contemporaneo, precisa: «E ciò non vale solamente per i cristiani ma anche per tutti gli uomini di buona volontà, nel cui cuore lavora invisibilmente la grazia. Cristo, infatti, è morto per tutti e la vocazione ultima dell'uomo è effettivamente una sola, quella divina; perciò dobbiamo ritenere che lo Spirito Santo dia a tutti la possibilità di venire a contatto, nel modo che Dio conosce, col mistero pasquale »: Gaudium et spes, 22.

(124) Tractatus ad Tiberium Diaconum sociosque, II. Responsiones ad Tiberium Diazonum sociosque: S. Cirillo di Alessandria, In D. Johannis Evangelium, vol. III, ed. PHILIP EDWARD PUSEY, Bruxelles, Culture et Civilisation (1965), 590.

(125) Cf CONC. ECUM. TRIDENT., Sess. VI, Decr. sulla giustificazione Cum hoc tempore, can. 19: DS, 1569. Si veda anche: CLEMENTE XI, Cost. Unigenitus Dei Filius (8 settembre 1713) contro gli errori di Pascasio Quesnel, nn. 53-56: DS, 2453-2456.

(126) Cf. Summa Theologiae, I-II. q. 18, a. 6.

(127) Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 1761.

(128) In duo praecepta caritatis et in decem legis praecepta. De dilectione Dei: Opuscula theologica, II, n. 1168, Ed. Taurinens. (1954), 250.

(129) S. ALFONSO MARIA DE' LIGUORI, Practica di amar Gesù Cristo, VII, 3.

(130) Cf Summa Theologiae, I-II, q. 100, a. 1.

(131) Esort. ap. post-sinodale Reconciliatio et paenitentia (2 dicembre 1984), 17: AAS 77(1985), 221; cf PAOLO VI, Allocuzione ai membri della Congregazione del Santissimo Redentore (settembre 1967): AAS 59 (1967), 962: « Si deve evitare di indurre i fedeli a pensare differentemente, come se dopo il Concilio fossero oggi permessi alcuni comportamenti che precedentemente la Chiesa aveva dichiarato intrinsecamente cattivi. Chi non vede che ne deriverebbe un deplorevole relativismo morale, che porterebbe facilmente a mettere in discussione tutto il patrimonio della dottrina della Chiesa? »

(132)Cost. past. sulla Chiesa nel mondo contemporaneo Gaudium et spes, 27.

(133) Lett. enc. Humanae vitae (25 luglio 1968), 14: AAS 60 (1968), 490-491.

(134) Contra mendacium, VII, 18: PL 40, 528; cf S. TOMMASO D'AQUINO, Quaestiones quodlibetales, IX, q. 7, a. 2; Catechismo della Chiesa Cattolica, nn. 1753-1755.

(135) CONC. ECUM. VAT. II, Dich. sulla libertà religiosa Dignitatis humanae, 7.

(136) Discorso ai partecipanti al Congresso internazionale di teologia morale (10 aprile 1986), 1: Insegnamenti IX, (1986), 970.

(137) Ibid., 2: l.c., 970-971.

(138) Cf CONC. ECUM. VAT. II., Cost. past. sulla Chiesa nel mondo contemporaneo Gaudium et spes, 24.

(139) Cf Lett. enc. Redemptor hominis (4 marzo 1979), 12: AAS 71( 1979), 280-281.

(140) Enarratio in Psalmum XCIX, 7: CCL 39, 1397.

(141) Cf CONC: ECUM: VAT: II, Cost. dogm. sulla Chiesa Lumen gentium, 36; cf Lett. enc. Redemptor hominis (4 marzo 1979), 21: AAS 71 (1979), 316-317.

(142) Missale Romanum, In Passione S. Ioannis Babtistae, Collecta.

(143) S. BEDA IL VENERABILE, Homeliarum Evangelii Libri, II, 23; CCL 122, 556-557.

(144) CF. CONC. ECUM.VAT. II., Cost. past. sulla Chiesa nel mondo contemporaneo Gaudium et spes, 27.

(145) Ad Romanos, VI, 2-3: Patres Apostolici, ed. F.X. FUNK, I, 260-261.

(146) Moralia in Job, VII, 21, 24: PL 75, 778.

(147) « Summun crede nefas animam praeferre pudori / et propter vitam vivendi perdere causas »: Satirae, VIII, 83-84.

(148) Apologia II, 8: PG 6, 457-458.

(149) Esort. ap. Familiaris consortio (22 novembre 1981), 33: AAS 74 (1982), 120.

(150) Cf ibid., 34: l.c., 123-125.

(151) Esort. ap. post. sinodale Reconciliatio et paenitentia (2 luglio 1968), 29: AAS 60 (1968), 501.

(152) Lett. enc. Humanae Vitae (25 luglio 1968), 29: AAS 60 (1968), 501.

(153) CONC. ECUM. VAT. II, Cost. past sulla Chiesa nel mondo contemporaneo Gaudium et spes, 25.

(154) Cf Lett. enc. Centesimus annus (1o maggio 1991), 24: AAS 83 (1991), 821-822.

(155) Ibid., 44: l.c., 848-849; cf LEONE XIII, Lett. enc. Libertas praestantissimum (20 giugno 1988): Leonis XIII P.M. Acta, VIII, Romae 1889, 224-226.

(156) Lett. enc. Sollicitudo rei socialis (30 dicembre 1987), 41: AAS 80 (1988), 571.

(157) Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 2407.

(158) Cf. ibid, nn. 2408-2413.

(159) Ibid., n. 2414.

(160) Cf Esort. ap. post-sinodale Christifideles laici (30 dicembre 1988), 42: AAS 81 (1989), 472-476.

(161) Lett. enc. Centesimus annus (1o maggio 1991), 46: AAS 83 (1991), 850.

(162) Sess. VI, Decr. sulla giustificazione Cum hoc tempore, cap. 11: DS, 1536; cf can. 18: DS 1568. Il noto testo di sant'Agostino, citato dal Concilio nel passo riferito, è tratto dal De natura et gratia, 43, 50 (CSEL 60, 270).

(163) Oratio I: PG 97, 805-806.

(164) Discorso ai partecipanti a un corso sulla procreazione responsabile (1o marzo 1984), 4: Insegnamenti VII, 1 (1984), 583.

(165) De interpellatione David, IV, 6, 22: CSEL 32/2, 283-284.

(166) Discorso ai Vescovi del CELAM (9 marzo 1983), III: Insegnamenti, VI, 1(1983), 698.

(167) Esort. ap. Evangelii nuntiandi ( 8 dicembre 1975), 75: AAS 68 (1976, 64.

(168) De Trinitate, XXIX, 9-10: CCL 4, 70.

(169) CONC. ECUM. VAT. II, COST: DOGM: SULLA CHIESA Lumen gentium, 12.

(170) CONGREGAZIONE PER LA DOTTRINA DELLA FEDE, Istruz. sulla vocazione ecclesiale del teologo Donum veritatis (24 maggio 1990), 6: AAS 82 (1990), 1552.

(171) Allocuzione ai professori e agli studenti della Pontificia Università Gregoriana (15 dicembre 1979), 6: Insegnamenti II, 2 (1979), 1424.

(172) CONGREGAZIONE PER LA DOTTRINA DELLA FEDE, Istruz. sulla vocazione ecclesiale del teologo Donum veritatis (24 maggio 1990), 16: AAS 82 (1990), 1557.

(173) Cf C.I.C., can. 252, 1; 659,3.

(174) Cf CONC. ECUM. VAT. I, Cost. dogm. sulla fede cattolica Dei Filius, cap. 4: DS, 3016.

(175) Cf PAOLO VI, Lett. enc. Humanae vitae (25 luglio 1968), 28: AAS 60 (1968), 501.

(176) S. CONGREGAZIONE PER L'EDUCAZIONE CATTOLICA, La formazione teologica dei futuri sacerdoti (22 febbraio 1976), n. 100. Si vedano i nn. 95-101, che presentano le prospettive e le condizioni per un fecondo lavoro di rinnovamento teologico-morale.

(177) CONGREGAZIONE PER LA DOTTRINA DELLA FEDE, Istruz. sulla vocazione ecclesiale del teologo Donum veritatis (24 maggio 1990), 11: AAS 82 (1990), 1554; cf in particolare i nn. 32-39 dedicati al problema del dissenso: ibid., l.c., 1562-1568.

(178) Cost. dogm. sulla Chiesa Lumen gentium, 25.

(179) Cf C.I.C., can. 803,3.

(180) Cf C.I.C., can. 808.

(181) « O inaestimabilis dilectio caritatis: ut servum redimeres, Filium tradidisti »: Missale Romanum, In Resurrectione Domini, Praeconium paschale.

(182) In Iohannis Evangelium Tractatus, 26, 13: CCL, 36, 266.

(183) De Virginibus, lib. II, cap. II, 15: PL 16, 222.

(184) Ibid., lib. II, cap. II, 7: PL 16, 220.

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